Il progetto per un nuovo CONI deve perciò, adesso, prima di tutto coinvolgere il Governo e le istituzioni regionali e locali. Il CONI dovrà essere realmente la Federazione delle Federazioni. Un Ente di servizio, pluralista, che incrementi, tra l’altro, il numero delle riunioni informali per discutere i problemi e le esigenze degli Organismi Sportivi cercando di individuare possibili soluzioni:

  • Rimettere al centro lo spirito di servizio nei confronti delle Società, degli Atleti e dei Tecnici, veri azionisti del nostro mondo. Nulla di diverso di quanto realizzato nel ciclismo nell’ultima dannata stagione (covid) con la ripartenza ed isostegni condivisi con Sport e Salute SpA in piena autono mia, utilizzando anche importanti risorse proprie.
  • Sviluppare le sinergie fra le Federazioni, uniche competenti e responsabili dell’alta prestazione, volte ad assicurare anche un futuro post carriera agli Atleti meritevoli che tante fatiche sostengono e che tante soddisfazioni garantiscono all’Italia.
  • Rimettere in piedi un'organizzazione territoriale degna di questo nome. Quando ho svolto l'incarico di dirigente dell'organizzazione periferica (presidente del CONI era Gianni Petrucci) siamo riusciti a realizzare un rapporto straordinario anche con il mondo della Scuola. In quel periodo si costituirono i licei a vocazione sportiva, con tre progetti sperimentali per lo sci e abbiamo aperto una strada che avrebbe dovuto coinvolgere tutte le discipline e tutti gli atleti di alto livello.

In questo quadro generale, la Legge del 30 dicembre 2018 n° 145 ha assegnato allo Stato ruoli e funzioni in materia di sport riservando al CONI la competenza prettamente sportiva per l’alto livello. Questo provvedimento legislativo ha abolito la CONI Servizi SpA e istituito la “Sport e Salute SpA”.

Il Decreto Legge n° 5/2021 stabilisce l'assegnazione di un budget di 45 milioni annui al CONI per il 'perseguimento delle sue finalità istituzionali', indicando chiaramente le sue prerogative esclusive. Il CONI di fatto è stato esautorato dal ruolo “ministeriale” svolto per anni.

Ciò offre l'occasione per ripristinare la centralità del CONI nella sua collegialità come rappresentante unico di tutti gli Organismi Sportivi e delle categorie dei tecnici e degli atleti nei confronti dei diversi interlocutori: l'Autorità di Governo, il Dipartimento dello Sport, la Società Sport e Salute SpA. e gli Enti territoriali.

Da ora in poi il supporto che gli Organismi sportivi potranno e dovranno ricevere dal CONI non deve più essere di natura economica, quanto piuttosto orientato ad affrontare i problemi legislativi, politici, burocratici, fiscali, ecc., altrettanto importanti e fondamentali per le Federazioni sportive, gli Enti, le DSA, le Benemerite e tutte le Società che fanno parte del nostro mondo.

Va evidenziato, d'altra parte, il comportamento anomalo e ambiguo avuto dal CONI in occasione dell’approvazione dei decreti in “materia di riforma dello Sport”. Il CONI, anzi il modello della Governance di vertice attuale, è stato purtroppo caratterizzato da una camuffata democrazia, identificando molto spesso un unico soggetto quale “padre padrone” di un movimento che invece ha tante e diverse componenti e sfaccettature. Come spesso accade in situazioni del genere, alla fine il “padrone” si logora, perde lucidità, pensa di essere il più bravo e ritiene che tutto gli sia dovuto...

Così abbiamo assistito a battaglie combattute con obiettivi di mera conservazione del potere e alla contemporanea, misteriosa se non addirittura delittuosa, condivisione su temi della riforma quali “il lavoro sportivo” e “l’abolizione del vincolo”, che di fatto penalizzano oltre il lecito le ASD/SSD e tutto lo sport di base.

Ad un lettore distratto il tutto sembrerebbe normale, ma da una disamina puntuale ed attenta sembra evidente che tutta la caotica e personalistica linea di comunicazione adottata dal CONI avesse in realtà obiettivi diversi da quello della tutela dell’intero mondo dello sport italiano.

Il dubbio di molti è che dietro la quiescenza ed il silenzio del CONI sui diversi temi contenuti nei decreti vi fosse un accordo “scellerato”, finalizzato da un lato alla conservazione del potere (v. Decreto 1) e dall’altro al “depotenziamento distruttivo” della Sport e Salute SpA, vero ed unico obiettivo della “lobby CONI”.

La discesa in campo della Sport e Salute, con le funzioni e ruolo che le recenti leggi gli affidano, ha in realtà creato l’opportunità di pensare al di fuori degli “storici” schemi del modello sportivo italiano, oggi di fatto desueti.

Ogni vero percorso di cambiamento porta in sé opportunità e resistenze.

L’abbandono di equilibri e dinamiche consolidate, il dilemma tra la conservazione ed il rinnovamento, l’esplorazione di nuove possibilità, propongono un cammino tanto impegnativo quanto ineluttabile, ma anche una grande occasione di riscatto dopo aver visto il CONI “fare melina” con inconcludenti, improduttive ed inutilmente dispendiose iniziative quali ben due cosiddetti Stati Generali (20/21 novembre 2017 e 16 gennaio 2019), e istituendo ben 10 commissioni meramente platoniche, di cui non si sono mai conosciute le conclusioni...

Adesso, però, abbiamo di fronte uno scenario che forse non avremmo mai prefigurato, con il quale confrontarsi nel rispetto delle diverse competenze, consapevoli che ormai lo Stato è entrato da attore e non più da spettatore nello sport. Il progetto che propongo vuole essere un contributo a tale scopo. Esso evidenzia le criticità e sintetizza i principali elementi di discontinuità e gli aspetti realizzativi salienti del percorso di cambiamento che è assolutamente necessario imboccare.

È opinione comune che la riforma operata per legge proponga, al di là degli aspetti emotivi del suo recepimento (fisiologici in qualsiasi reale processo di cambiamento), una serie di importanti opportunità.

A noi l’onere di costruire un progetto che risponda alle nuove norme, nel rispetto dell’autonomia dello sport, ma propositivo e adeguato alle mutate aspettative del Paese. Un progetto che declini il fabbisogno ed le aspettative dei diversi Organismi Sportivi (FSN, DSA, EPS, ecc...).

La chiarezza funzionale, la definizione dei ruoli e delle competenze, gli obiettivi da raggiungere sono i grandi temi su cui devono confrontarsi le Istituzioni politiche e sportive. La pandemia ha ferito mortalmente il movimento sportivo. Ora si parla molto di rilancio, di 

disegnare una nuova Italia con una marcia in più e con quelle forti motivazioni che, forse, stiamo perdendo. Rifugiarsi nel tema della mancanza di risorse economiche è solo eludere la realtà e non saperla interpretare.

Abbiamo noi tutti una opportunità in una ritrovata e condivisa sinergia fra le diverse “forze” CONI/Sport e Salute/Governo, nel rispetto dei diversi ruoli, di ridisegnare “il sistema sport”, e per esso anche il CONI, avendo come obiettivo una modernizzazione funzionale unita ad una ottimizzazione delle risorse pubbliche destinate al CONI.

Per raggiungere l’obiettivo e fare quel salto di qualità vanno affrontate e risolte preliminarmente tematiche quali:

  • Rivisitazione dei Decreti in materia di riforma dello Sport e, se possibile, l’ormai vetusta Legge Melandri.
  • Formalizzare un contratto di servizio di “scopo” con la Sport e Salute per quanto attiene la logistica e personale sul territorio.
  • Spending Review: creare da subito una commissione di esperti che analizzi e ottimizzi i costi gestionali del CONI in ottica di possibili risparmi.
  • Mutualità: è un concetto nuovo. Il CONI raccoglie risorse aggiuntive dall’uso del marchio e dalle Olimpiadi dimenticando che gli attori principali sono le Federazioni con i loro atleti. E’ irrituale che il CONI non storni almeno il 50% delle risorse che così raccoglie a favore degli attori protagonisti dell’evento sportivo grazie ai quali ci riesce.
  • Incompatibilità ad incarichi aggiuntivi remunerati per coloro che ricoprono cariche sportive elettive o abbiano rapporti professionali con Organismi Sportivi.
  • Digitalizzazione e semplificazione burocratica

Sinteticamente e sommariamente indico le tipologie di possibili e facili interventi per le diverse aree:

GOVERNANCE

  • Dare voce propositiva e non di mera ratifica al CN e alla Giunta Esecutiva Trasparenza e pubblicità del CN e della Giunta
  • Deleghe operative alla dirigenza sportiva
  • Supporto di natura legale, fiscale, tecnica agli Organismi Sportivi
  • Accorpamenti condivisi in ottica di razionalizzazione degli spazi e delle funzioni
  • Ristrutturazione funzionale degli uffici e ottimizzazione risorse umane
  • Aprire al contributo e alle idee di figure esterne agli organi istituzionali (forum delle idee)
  • Rivisitazione della giustizia sportiva

PREPARAZIONE OLIMPICA

  • Diversificazione tra Giochi estivi ed invernali con due diversi responsabili e strutture operative. Ognuna di esse dovrà avere un Dirigente di riferimento espressione della politica sportiva.
  • Istituire, di intesa con l’Inps o con Assicurazioni private, una cassa di previdenza per atleti di Alto Livello.
  • Incentivare la formazione di un ceto dirigenziale femminile.
    Costruire un progetto di reclutamento attitudinale su basi scientifiche finalizzato a
  • individuare e quindi accompagnare la crescita dei giovani particolarmente dotati. Favorire e sostenere esperienze di confronto internazionale dei tecnici delle FSN.
  • Costruire progetti mirati affinché talune discipline olimpiche accrescano il loro livello tecnico/competitivo in modo da accedere alla partecipazione ai Giochi.

RETE TERRITORIALE

  • Ristrutturazione funzionale della Rete Territoriale.
  • Rivisitazione Regolamento O.T.
  • Legittimazione del volontario sportivo.
  • Cariche avallate dal consenso degli Organismi Sportivi Territoriali.
  • Assegnazione delle risorse economiche su base provinciale.
  • Rete informatica e digitalizzazione.
  • Marketing locale e risorse aggiuntive. Rivisitazione attività promo/sportive territoriali.

Il nostro progetto vuole insomma essere una proposta di intelligente e funzionale integrazione, cercando di ottimizzare le diverse mission del CONI, nel rispetto delle norme, degli Statuti e dei Regolamenti vigenti.

Dobbiamo cercare tutti insieme di fare squadra, guardando oltre l’interesse particolare di ciascuno di noi per finalizzare i nostri sforzi verso i giovani, che sono il futuro del nostro Paese. Per questo dico con forza a tutti noi:

“Si può fare!”

Con viva cordialità Renato Di Rocco

Roma, 6 maggio 2021

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