CANDIDATO PRESIDENTE CONI

 

Carissimi,

come già sapete, forte della lunga esperienza maturata nella Federazione Italiana Ciclismo e, prima ancora, in molti altri ruoli dell’organizzazione sportiva italiana, mi accingo a una nuova avventura presentando la mia candidatura alla presidenza del CONI. Sono stato coinvolto da tanti amici che mettono al centro i valori e le regole sportive, ai quali si stanno aggiungendo, giorno dopo giorno, altri compagni di viaggio persino inaspettati, tutti accolti con grande entusiasmo e spirito di squadra.

Insieme, vogliamo restituire allo sport italiano la spinta propulsiva, la capacità di coinvolgimento e di partecipazione popolare che lo hanno fatto crescere dal dopoguerra fino a diventare il fulcro della rinascita del Paese ed essere ammirato nel mondo. Negli ultimi anni ormai questa storica spinta è andata scemando a causa di una gestione troppo personalistica e autoreferenziale del nostro movimento, che non ha saputo o voluto scommettere sull'enorme potenziale rappresentato dagli Organismi Sportivi, dalle migliaia di Società Sportive e dai milioni di praticanti, ufficiali di gara e altri operatori che formano una formidabile rete, diffusa capillarmente sul territorio nazionale.

L'esperienza dirigenziale mi ha insegnato quanto sia importante la “cultura” dell’ascolto. Anche questa circostanza mi ha aiutato a capire tante cose e, soprattutto, a cogliere un ampio senso di insoddisfazione, celato e a volte addirittura represso, da parte di un movimento che non può più accettare di essere strumentalizzato per obiettivi extra sportivi e di mero potere!!!
Ho ascoltato molte voci delle diverse componenti del nostro mondo (FSN, DSA, EPS, AB), tanti volontari, cittadini ed amatori praticanti. Mi ha colpito quella degli atleti e dei tecnici che auspicano un coinvolgimento “a priori” e non “a posteriori” nelle scelte che li riguardano.

Da questo ascolto è emersa la convinzione che l’attuale governance del CONI sia stata incapace di cogliere, e dunque di anticipare, l’onda del cambiamento, con il risultato di perdere quel ruolo propositivo che era nelle aspettative del movimento sportivo nazionale.

Nella situazione di crisi economica e sociale causata dalla pandemia sarebbe stato necessario attivare al massimo la collegialità e lo spirito di squadra per fare sistema e dimostrare che lo sport, nel pieno rispetto delle normative anticovid, era in grado di dare un formidabile contributo alla ripresa e alla ripartenza garantendo ove possibile la vita sociale dei giovani e dei cittadini.

Ciò non è avvenuto.

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Renato Di Rocco

Vice Presidente UCI


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